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Nonno Manlio

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    Episodio 19: nonno Enrico e l’orco licenziato

    Questa volta al Paperotti nonno Manlio racconta un suo ricordo infantile che ha come protagonisti Enrico, suo papà, e il suo vecchio magazziniere Tromlin, gigantesco e brutto come un orco. Trom aveva fatto un grosso guaio, ma dopo suppliche, lacrime e baciamani, era arrivato il perdono di Enrico.

    Quella la sera al Paperotti nonno Manlio raccontò un suo ricordo di quando era piccolo, forse aveva 5 anni perché non andava ancora a scuola.

    Suo padre, nonno Enrico, era un genitore amorevole ma severo, come usava a quell’epoca. Aveva una piccola azienda dove si fabbricavano quei vassoi di cartone in cui i pasticceri mettono le paste dolci. Quando tornava a casa, la sera, nonno Enrico voleva che tutti i figli (erano tre, Federico, Manlio e Consolata) andassero ad accoglierlo nell’entrata, in piedi, schierati in fila come soldatini, con la mamma. Poi lui baciava tutti, prima la mamma e poi i bimbi, e andava di là a cambiarsi. Ma se non c’era il picchetto d’onore, si arrabbiava. Quindi la mamma, appena sentiva il rumore della macchina in cortile, lanciava l’allarme: “Arriva papà!” Bisognava assolutamente interrompere lo studio oppure i giochi, e andare a riceverlo.

    Aveva anche portato i figli qualche volta nella sua ditta, posta in un seminterrato buio di corso Regina, che a Manlio sembrava un antro infernale, pieno di scaffali, pacchi, scatoloni e pile di cartone. Nella sala macchine c’erano delle presse che avevano il fuoco sotto gli stampi e davano colpi che rimbombavano. Nell’aria stagnava un odore dolciastro di cartone bagnato a caldo.

    Chi regnava su tutto ciò era un omone alto due metri, Bartolomeo, detto Trumlin. Papà gli dava del tu e lo chiamava Trum, che sembrava il suono delle presse. Era anche brutto, col suo vocione, il suo enorme camice nero e il nasone gonfio e butterato. A Manlietto sembrava una specie di orco.

    Quale fu la sua sorpresa quando una sera, dopo cena, Trum capitò a casa, inaspettato. E nonno Enrico non voleva vederlo! Quando, su insistenza della moglie, nonno Enrico andò nell’entrata a riceverlo, Trum si mise a piangere, col suo cappello in mano, supplicando il nonno di non licenziarlo. Era successo aveva combinato un guaio in ditta, e il nonno, che si arrabbiava subito (ma gli passava anche subito) l’aveva licenziato. Per il piccolo Manlio vedere l’orco Trum piangere e supplicare come un bimbo fece un effetto incredibile.

    Il nonno alla fine lo perdonò, e lui andò via baciandogli le mani, ma nella mente di Manlio la figura del padre si ingigantì a dismisura. Aveva proprio ragione a pretendere la rassegna dei baci alla sera! Era potentissimo! Faceva piangere persino gli orchi!

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