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1, 10, 100, 1000! I numeri per poter salvare una vita

L’importanza del defibrillatore se si deve intervenire rapidamente in caso di arresto cardiaco: i numeri che fanno la differenza sulla salute di adulti e bambini

Ogni anno in Italia muoiono più di 70.000 persone per morte cardiaca improvvisa; sono tutte apparentemente sane.

Molte di queste morti avvengono in fibrillazione ventricolare, un’aritmia maligna che può essere trattata da chiunque mediante il precoce utilizzo di un defibrillatore semiautomatico esterno.

Con il termine precoce intendiamo un tempo limitato, addirittura, tempo entro il quale si hanno le maggiori possibilità di successo rianimatorio, con i minori esiti neurologici,   inferiore ai 4 minutitipici di ogni arresto cardiaco.
Il decreto Balduzzi garantisce la presenza dei defibrillatori semiautomatici esterni e del personale formato solo durante le attività sportive. Le morti durante l’attività sportiva sono circa 1 ogni 3 giorni. Negli stessi 3 giorni avvengono 600 decessi per lo stesso motivo, la maggior parte nel silenzio della propria abitazione.

I bambini sono a rischio? La loro salute è meno in pericolo di quella degli adulti, addirittura in millesima parte

Raramente, la loro causa di morte è di tipo cardiaco, ma le linee guida per la rianimazione cardiopolmonare propongono l’utilizzo dei defibrillatori anche nei bimbi al di sopra del mese di vita.

Quali sono i numeri che tutelano la salute di grandi e bambini in relazione all’arresto cardiaco

La soluzione potrebbe essere: almeno 1 defibrillatore, ogni 10 persone formate, ogni 100 metri di diametro.

Tutti dobbiamo contribuire a salvare queste vite, basta solo un po’ di senso civico, ma ad oggi le risorse a disposizione sono molto poche e talvolta per la sola iniziativa di privati che ne sono stati  toccati da vicino.

Il valore umano di queste vite è incalcolabile, mentre numeri che potrebbero interessare i nostri politici sono i 300.000 anni di vita persi ogni anno, per un costo di 6.000.000 -12.000.000 milioni di euro/anno.
Un piano di sanità pubblica sarebbe provvidenziale. Auguriamoci che il nuovo ministro della salute se ne faccia carico.

A cura di Mario Caldera
Istruttore Nazionale di Rianimazione Cardiopolmonare
e Defibrillazione della Salvamento Academy
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