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DSA: facciamo ordine nella terminologia e nella diagnosi

Oggigiorno sempre più sentiamo parlare di Dislessia, Disturbi dell’Apprendimento, DSA…ma che cosa sono i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA)?

I Servizi Sanitari Nazionali indicano che i DSA rappresentano quasi il 30% dei bambini in età scolare. Proviamo a spiegarli in maniera sintetica.

Il Disturbo Specifico di Apprendimento è di origine neurobiologica, ovvero fa parte del bagaglio di crescita fin dalla nascita e consiste nella difficoltà ad acquisire alcune capacità nella lettura, nella scrittura e nel calcolo; per tali motivi si rende più esplicito quando il bambino si confronta con le richieste scolastiche.

È bene sottolineare che il Disturbo coinvolge uno specifico dominio di abilità, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale. Come da definizione dell’ICD 10 (International Classification of Disease) ai DSA appartengono la Dislessia, la Disortografia, la Discalculia e la Disgrafia.

La Dislessia si caratterizza per la difficoltà ad effettuare una lettura accurata e fluente in termini di velocità e correttezza. Tale difficoltà si ripercuote nella maggioranza dei casi sulla comprensione del testo.

La Disortografia è il disturbo specifico della scrittura legata agli aspetti ortografici, con difficoltà grammaticali, di punteggiatura e nell’espressione scritta.

La Discalculia include la difficoltà nel concetto di numero, problematicità nel ragionamento matematico corretto e nel calcolo scritto e a mente.

La Disgrafia si concretizza nella difficoltà di realizzare un tratto grafico comprensibile.

Per la Dislessia, Disgrafia e Disortografia è possibile effettuare una diagnosi di DSA dalla fine della classe seconda della scuola primaria, mentre per la Discalculia è necessario attendere la conclusione della classe terza. Una precoce valutazione può evidenziare, già dall’ultimo anno della scuola materna, possibili campanelli d’allarme sui quali si può intervenire tempestivamente al fine di ridurre l’impatto negativo del disturbo. 

Può accadere, infatti, che questi bambini vengano erroneamente definiti “pigri e svogliati” poiché non vengono riconosciute le loro difficoltà e possono vivere esperienze negative che attivano frustrazioni, minando la fiducia in se stessi e i loro successi scolastici. 

Per saperne di più: Legge 170 dell’8 ottobre 2010

A cura di Focus DSA

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