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Redazione Guidabimbi

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Quando i bambini tornano da scuola è il momento di giocare

I consigli dell’analista e psicoterapeuta Domenico Barrilà per affrontare al meglio un nuovo anno scolastico.

Il rientro a scuola spaventa bambini e genitori. Dopo le lunghe vacanze estive ripartono i compiti, le sveglie mattutine, gli impegni scolastici ed extra scolastici.

C’è una formula magica per aiutare questo inizio? L’abbiamo chiesto a Domenico Barrilà, scrittore, psicoterapeuta e analista adleriano. Barrilà è anche autore di libri per bambini (“Il coraggio di essere io”, “Il coraggio di essere coraggiosi”, “Il coraggio di essere cuore” e “Il coraggio di pensare a Dio”, tutti editi Carthusia” e inseriti nella collana “Crescere senza effetti collaterali”, curata dallo stesso Barrilà) oltre che per gli adulti, per i quali di recente sono usciti: “I legami che aiutano a vivere” (Feltrinelli-Apogeo) e “Bambini, perché siamo come siamo” (La Scuola).
Per i bambini la ripresa della scuola è uno dei riti della normalità, un riadattamento alla vita, magari al lato più faticoso di essa, che purtroppo non manca mai. Bisogna considerare che a loro fa bene anche questa discontinuità, dal bello (le vacanze e la spensieratezza) al brutto (gli impegni scolastici), perché così è la vita di tutti, ma forse è proprio questo che la rende gradevole. Peraltro, hanno già visto i genitori riprendere a lavorare e quindi sanno che a metà settembre tocca anche a loro mettersi in marcia. Ai bambini piace “somigliare” ai grandi, sentire di avere un posto nella normalità.
Ripartono anche tutte le attività pomeridiane: è giusto o è meglio semplificare le loro giornate, già impegnate nel percorso scolastico?
I bambini si preparano agli impegni della vita adulta, ma l’infanzia è solo un allenamento, non bisognerebbe tormentarli. Sono tifoso della naturalità. Ci deve essere sempre il tempo per il gioco.  Hanno già ritmi molto stretti, dettati dalla scuola, non penso sia il caso di impegnarli ulteriormente. Lo stretto indispensabile. Mettiamoci dalla parte dei bambini: molto probabilmente loro ci chiederebbero meno impegni. È giusto capiscano che i genitori li seguono, si occupano di loro, ma si dovrebbe trovare una formula omeopatica anche per la presenza genitoriale. Troppa presenza è parente di poca presenza. Lasciamo organizzare, intervenendo solo quando non si mostrano del tutto capaci di farlo.
Spesso sono anche gli impegni scolastici a mettere in crisi i bambini.
Ci sono occasioni in cui respingo le pretese di certi genitori, che vorrebbero mettere in terapia i loro bambini senza che ve ne sia necessità, ma solo perchè faticano a uniformarsi a queste metriche assurde imposte dagli adulti e dalle istituzioni. Se i bambini non rispondono pensiamo subito che siano inadeguati, mai una domanda su noi adulti. Così finiremo per clinicizzare anche i respiri dei minori. Il disagio scolastico ed esistenziale qualche volta può essere anche figlio dei carichi eccessivi, conviene talvolta cercare qualche mediazione con la maestra. La scuola è fatta di tre gambe, bambini/genitori/insegnanti, collaborare non è un peccato.
In pratica: un buon inizio sta nel non riempirli d’impegni extra, concedere loro del tempo gioco, seguirli nelle responsabilità e doveri scolastici senza invadere i loro spazi?
Bisogna sempre ricordare che i bambini sono bambini, non operai metalmeccanici, per indurli a prendere sul serio la vita c’è tempo. Un poco al giorno, senza esagerare, come il sale nella minestra.

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