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Quando, come, perché studiare pianoforte
Qual è l’età migliore per avvicinare un bimbo al pianoforte?
Questa domanda mi è stata posta infinite volte nell’arco della mia carriera di musicista e di insegnante.
In realtà una risposta assoluta non esiste sarebbe meglio mettere a fuoco cosa significhi e cosa implichi affrontare uno strumento poliedrico come il pianoforte in tenera età.
Vediamo quindi gli aspetti oggettivi sui quali è bene riflettere:
- La tastiera è costituita da tasti grandi e “pesanti” per una piccola manina di 5/ 6 anni
- E’ richiesta una dissociazione notevole tra gli arti superiori. Le mani infatti devono suonare note diverse e addirittura in chiavi diverse.
- Bisogna saper leggere le note e saperle trasferire sulla tastiera con i valori ritmici giusti, questo “passaggio” è molto impegnativo per la mente, in effetti è una sorta di traduzione: dal segno scritto al tasto rispettando il valore ritmico; questa è, forse, la ragione principale per cui molti giovanissimi aspiranti si arrendono nell’arco dei primi due anni di studio.
- L’errore ricorrente è credere che il pianoforte sia facile da suonare perché “basta schiacciare il tasto e il suono esce”…ahimè non è così!
Da questa breve scaletta si può desumere che gli ostacoli psicofisici non manchino. Se poi pensiamo che fisiologicamente la dissociazione tra gli arti inizia a delinearsi dai sette – otto anni e maturerà negli anni a seguire avrei già risposto alle domande “Quando e perché”.
Arrivo quindi al come .
C’è chi sostiene che suonando per imitazione e ripetendo a memoria canzoncine e melodie esemplificate dall’insegnante si può iniziare anche a 4/5 anni senza imparare a leggere né note né i ritmi.
C’è chi sostiene che si possono anche insegnare i nomi delle note e qualche ritmo utilizzando qualche escamotage didattico, rimanendo, però, un po’ in superficie e probabilmente apportando un po’ di noia.
Personalmente, invece, sostengo che prima di imparare a leggere e scrivere , bisogna imparare a parlare: la musica è una lingua, né più né meno, è necessario viverla in modo naturale assimilandone gli elementi fondamentali, cantando, muovendosi, battendo i ritmi e abituando il corpo, le braccia e la voce ad eseguire in modo coordinato i valori musicali, anche perché i medesimi andranno poi eseguiti solo con le dita su di uno strumento: livello superiore di competenza che richiede una consapevolezza psicofisica più matura
- La musica è gioia, consapevolezza, comunicazione, creatività…deve entrare nella nostra esistenza per donare nutrimento culturale e sensibilità, per darci un mezzo in più di comunicazione, per tenerci compagnia e per mille altri motivi. Attraverso un modo corretto di apprendere la musica si sviluppa la razionalità ma anche la creatività, la memoria, la prontezza di riflessi, il senso orchestrale, la coordinazione motoria. Però attenzione ho detto musica e non pianoforte.
Il consiglio è senza dubbio di imparare prima il linguaggio vivendolo, acquisendo la consapevolezza del ritmo, eseguendolo col corpo e in movimento, battendo le mani, da soli e in gruppo, cantare ,intonare melodie e canzoni, riconoscere gli elementi basilari della musica: le voci degli strumenti ,capire attraverso le canzoni che anche la musica è costituita ,come il linguaggio parlato, di frasi, respiri, intonazioni interrogative ed esclamative.
Personalmente mi convertii, venticinque anni or sono , all’utilizzo del metodo globale di Emile Jaques- Dalcroze, considerato mondialmente il padre della moderna didattica musicale. Egli strutturò ,nei primi anni del ‘900 un modo geniale, dettagliatamente strategico, molto coinvolgente per i bambini, ma allo stesso tempo profondo e formativo, volto a maturare in modo consapevole, armonico e naturale il linguaggio musicale nella sua interezza, utilizzando appunto, il corpo, il movimento, la voce parlata e cantata, l’espressione corporea la creatività …ne consegue che i bambini impareranno a leggere le note sul pentagramma, ritmi, intonazioni, suddivisioni…MUOVENDOSI e divertendosi !
Dopo aver imparato con gioia e naturalezza le basi del linguaggio musicale, giunti all’età prestabilita si affronterà lo strumento con consapevolezza e si potrà assistere ad un decollo dolce e duraturo!
Claudia Mattiotto
Pianista concertista – Docente di Conservatorio
Responsabile didattica del Centro Internazionale Ricerche Musicali di Torino
www.cirmonline.it


