
RICHIEDI INFORMAZIONI AL FORNITORE
I comportamenti educativi per prevenire i disturbi legati al cibo
L'educazione alimentare è il presupposto per una crescita armonica ed equilibrata
L’allarme obesità che da qualche anno pediatri e nutrizionisti lanciano con frequenza ci induce a riflettere su un fatto evidente: i nostri bambini mangiano male dal punto di vista sia quantitativo, sia qualitativo. Analizziamo dal punto di vista educativo alcune modalità di approccio che aiutino a prevenire e correggere eventuali disturbi dell’alimentazione che a lungo andare potrebbero sfociare in vere e proprie malattie.
L’imitazione è la prima forma di apprendimento, pertanto diventa imprescindibile che siano gli stessi genitori a dare l’esempio con un’alimentazione corretta. I genitori di oggi, figli degli anni 80, sono nati e cresciuti in un’epoca in cui abbiamo abbandonato
la dieta mediterranea per abbracciare la novità dei cibi esotici, in particolare quelli d’oltreoceano; tuttavia, se vogliamo che i nostri figli mantengano uno stile alimentare acquisito fin dai tempi dell’allattamento, dobbiamo porci come validi esempi da seguire. Non bisogna dimenticare, inoltre, che per ogni bambino nutrirsi non è solo soddisfare un’esigenza biologica, ma un momento di valenze affettive, psicologiche e relazionali.
Cosa mangiare?
I bambini sono molto selettivi nel preferire alcuni cibi piuttosto che altri. Notoriamente non mangiano verdure e pesce, ma è sbagliato eliminarli con la scusa che finirebbero nella spazzatura. Non va neanche sottovalutato il timore di molti genitori (ma anche dei nonni) che i propri figli soffrano la fame, non tanto perché oggi è un’eventualità assai remota, quanto perché porterebbe ad un rapporto sbagliato con il cibo. In altre parole il momento del pranzo non deve diventare fonte di conflittualità familiare ed è consigliabile sostituire un cibo sano ma sgradito, con uno più gradito ma genuino.
Come e quando mangiare?
Innanzi tutto vanno rispettati i tempi da dedicare all’alimentazione evitando di fare spuntini, non sempre sani, a ridosso dei pasti. È importante anche che la convivialità e l’unione che accompagnano questi momenti coinvolgano anche il bambino, che si sentirà
parte integrante del suo ambiente di vita. L’imitazione, come già detto, farà il resto!
Quanto mangiare?
Anche in questo caso dobbiamo stare molto attenti perché la quantità ha il suo “peso” nel provocare una tendenza del tutto sbagliata che genitori e nonni trasmettono senza valutarne le conseguenze.
Nell’immaginario collettivo il bambino paffutello che non disdegna mai di mangiare con appetito, è sempre stato il sogno di tutte le mamme che si sentono soddisfatte quando succede. Ebbene, queste convinzioni, del tutto sbagliate, vanno abbandonate perché il bambino percepisce un messaggio ben preciso: la mamma è contenta solo se mangio senza capricci.
Perché mangiare?
E qui ci troviamo nel cuore del problema: quale messaggio percepisce il bambino da questa tendenza?
Mangiare è bello perché la mamma è felice!
Ciò significa che il bambino non mangia per soddisfare un bisogno, ma per far felice la mamma o per altri motivi che lui sente imprescindibili. Possiamo dire che il cammino verso l’obesità inizia proprio da questo messaggio distorto che lo porta a ingurgitare
cibo al di là della fame. Mangiare è un bisogno primario, ma non deve mai scadere in un bisogno secondario la cui soddisfazione è legata all’effimero e a tutto ciò che è irrilevante per la nostra vita.
E il cibo spazzatura?
George Bernard Shaw ebbe a dire che “le cose più belle della vita sono o immorali, o illegali, o fanno ingrassare”. A parte l’ironia della battuta, oggi si parla molto di cibo spazzatura proprio per il fatto di essere la prima causa del sovrappeso e dell’obesità
infantile. Oltre all’ovvia raccomandazione di non abusarne, va comunque evidenziato un fatto: mai demonizzarlo perché si rischia di innescare quel meccanismo tra desiderio e impossibilità a soddisfarlo la cui conseguenza è proprio il contrario di ciò che si voleva ottenere.
A cura di Crescere in Famiglia



