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Approfondimenti

Breve viaggio nel cuore di un adulto e in quello di un bambino

Sospeso tra verità e mistero: il fantastico segreto mai rivelato del professor Tagliuzzi

Ieri mattina, al bancone del bar, gustavo il mio solito cornetto/ cappuccino prima di andare a lavorare, quando ho origliato questa strana conversazione tra una coppia di sconosciuti intenti a sorseggiare il loro caffè.

I due parlavano di un certo professor Tagliuzzi, un anatomopatologo che, dopo parecchi tentativi, aveva messo a punto una nuova tecnica grazie a cui, sosteneva, era possibile scandagliare nel profondo le emozioni delle persone.

Bastava… e qui il loro dialogo si addentrava in complicati dettagli. Il succo è che il luminare aveva sfruttato la sala operatoria di un chirurgo in debito con lui, e qui, grazie a qualche biasimevole sotterfugio, aveva attirato da altri reparti dell’ospedale un bimbo di sette anni e un adulto di sessantadue.

Presto aveva addormentato gli ignari pazienti, incominciando subito dopo la dissezione dei loro cuori. Un monitor gli comunicava man mano i risultati del confronto tra i valori emotivi in gioco, facendo emergere numerosi parametri prevedibili ma anche altri del tutto inattesi.

Così, nel cuore del fanciullo, giganteggiavano voglia di giocare (e imparare), facilità di stupirsi, fiducia incosciente (a livelli pericolosamente alti), purezza di idee (seppur ancora grezze), sensibilità verso il prossimo ed elevata capacità di percepire la natura (dalle carezze del vento sulla pelle alla rugosità di una lucertola), mentre il disincanto era pari a zero e la percentuale di egoismo risultava superiore a quanto ipotizzabile.

Invece il cuore dell’adulto presentava forza mentale nettamente inferiore, difficoltà di accettazione dei cambiamenti, area dell’amore sclerotizzata, rigeneratore di sentimenti ossidato e smisurata paura della morte. Era stupefacente come l’usura della vita avesse snaturato e avvizzito il cuore dell’uomo, senza possibilità di recupero.

Ad un certo punto però, lo schermo si era messo a ronzare, mostrando un qualcosa di non specificato nel cuore del bimbo, fatto che aveva turbato il professore inducendolo a concludere bruscamente l’esperimento, ricomporre gli organi col suo nuovo metodo e risvegliare, indenni, le cavie.

Da allora Tagliuzzi aveva abbandonato la medicina e si era ritirato in un monastero zen, facendo perdere le sue tracce.

Qui il racconto dei due avventori si interrompeva ed io ero uscito in strada.

Siete liberi di pensare se questa storia sia vera o inventata.

Io ci credo. Mi resta solo il rammarico, a sessant’anni suonati, di aver perso per sempre il mio cuore di bambino!

Gianni Minasso
A cura di U.I.L.D.M. Sezione di Torino
www.uildmtorino.org

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