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Come si forma il senso del gusto nei bambini?

Il senso del gusto nell’essere umano è influenzato da molti fattori e ha origine già durante la gestazione. Spiegazioni e consigli di Irene Prandi su come orientare la formazione di uno dei sensi più piacevoli

Non dovete stupirvi se un cibo non è gradito al vostro bimbo, quando solo qualche mese prima era amato alla follia.  Lo sviluppo del senso del gusto e delle preferenze alimentare è un processo con una sua evoluzione, influenzato da molti fattori e che ha inizio, pensate, sin dal grembo materno.

Genetico, innato e predeterminato?

Le prime papille gustative compaiono già all’ottava settimana di gestazione, permettendo così al bambino già di riconoscere i principali composti chimici attraverso l’alimentazione della mamma. L’influenza materna continua, successivamente, con l’allattamento poiché attraverso il latte materno vengono veicolati i “sapori” di ciò che ancora una volta la mamma mangia.
Dal punto di vista genetico, però, sembrerebbero esistere delle differenze sulla quantità di cellule recettrici gustative presenti nella cavità orale che porterebbero ad una maggiore o minore capacità percettiva.
Ma anche l’evoluzione della specie ci mette del suo. Infatti, la propensione ad alcuni gusti rispetto ad altri è determinata dalla necessità di “sopravvivenza della specie”. Il sapore dolce è in assoluto il preferito dai bimbi. Questo avviene perché gli alimenti dolci sono maggiormente energetici, essenziali poiché forniscono carburante per il funzionamento dell’organismo.
Il sapore salato, se vogliamo, rimanda alle proteine, fondamentali mattoncini dei nostri muscoli, ecc…. Quindi non è un caso se l’amaro e l’acido sono solitamente disprezzati dai bimbi, e accolti meglio solo in età adulta. Questo fenomeno può essere spiegato con il fatto che questi due sapori in natura sono associati alla probabile tossicità di un cibo.

Ciò che davvero è importante è l’esperienza

Sebbene la genetica e l’evoluzione possono gettare le basi per una predisposizione, l’elemento che può fare la differenza è l’esperienza ambientale, culturale ecc…
Lo svezzamento ( circa dai 5- 6 mesi) è di certo il momento cruciale durante il quale far conoscere più alimenti possibili e ampliare il bagaglio di conoscenza del bambino. Poiché è un’esperienza guidata dall’adulto, sta a voi genitori fornirgli più input possibili.
Le preferenze alimentari stabilite nei primi 2 – 3 anni di vita verranno con molta probabilità mantenute sino all’età adulta.
Inoltre, la condivisione del pasto nell’ambito familiare potrà influenzare sensibilmente il rapporto futuro con l’alimentazione che il bambino avrà da adulto. Perciò è importante che sia un momento di condivisione sereno, partecipato e di esempio per i vostri figli.

Per concludere, vi lascio alcuni spunti interessanti:

  • Non obbligate vostro figlio a mangiare per forza
  • Lasciate che sia il bambino a dire quando è sazio; la quantità di cibo necessaria varia da bambino a bambino e da giorno a giorno
  • Fate partecipare il bambino alla preparazione dei pasti e della tavola può aiutare a vincere resistenze ai cibi
  • Servite un alimento nuovo insieme ad altri conosciuti, senza mostrare sorprese di fronte a un eventuale rifiuto
  • Non accontentatelo però sempre con gli stessi cibi e solo quelli a lui graditi
  • Cercate di consumare i pasti in famiglia in modo regolare e in un’atmosfera di serenità, dando il buon esempio su come si sta a tavola (postura, comportamenti adatti…)

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