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Nonno Manlio

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Episodio 6: nonno Enrico e il mulo Stellino

Stavolta nonno Manlio racconta di quando suo padre Enrico, da militare, rischiò di morire congelato nella neve e fu salvato dal suo mulo Stellino. Gli animali, anche quelli da lavoro, vanno sempre trattati bene. Se arriverà un momento drammatico in cui si avrà bisogno di loro, sapranno essere riconoscenti.

Nonno Manlio quella sera al teatro Paperotti raccontò una storia capitata suo papà Enrico quando faceva il servizio militare.

Era artigliere alpino nel battaglione Susa, e come tale aveva il suo mulo personale, Stellino, che portava sulla schiena i pezzi del cannone. Lo avevano chiamato Stellino perché era scuro di pelo come la notte, ma aveva una macchia bianca sulla fronte che sembrava una stella. Era un animale bravissimo, forte e paziente.

Enrico conosceva bene il proverbio di guerra che dice “mulo perso, soldato perso” e faceva di tutto perché Stellino stesse bene. Dopo le lunghe marce in salita si occupava di lui prima di fare ogni altra cosa. Lo puliva ben bene con la striglia, gli toglieva i sassi dagli zoccoli, gli dava il fieno da mangiare e l’acqua fresca da bere e lo metteva al riparo per la notte. Solo dopo pensava a se stesso. Stellino gli era grato per queste attenzioni, perché non tutti i soldati prima di Enrico erano stati così premurosi. Ovviamente Enrico nelle salite, anche se era stanchissimo, evitava di attaccarsi alla coda del suo mulo, primo perché era vietato e se il sergente lo avesse visto lo avrebbe punito, secondo perché farlo era molto pericoloso, si rischiava un calcio mortale.

Ma una volta, durante un’esercitazione in alta montagna, il cielo si oscurò, calò la nebbia e si scatenò un’orribile tormenta, che è una nevicata di traverso con vento fortissimo. La temperatura era molti gradi sotto zero. Non si vedeva a un metro. Sottili aghi di ghiaccio si conficcavano nelle narici e negli occhi. Enrico aveva i ghiaccioli ai baffi e le dita ormai quasi congelate. Nella bufera perse la strada. Era disperato, rischiava di morire assiderato.

Stellino capì il dramma e lo frustò in faccia con la coda, come per dire “attaccati”. Enrico si attaccò, e il mulo non solo non scalciò, ma seguendo a fiuto le tracce degli altri muli lo tirò fino alla mulattiera e da lì su, fino al rifugio.

Quella sera, prima di badare a Stellino, Enrico si fece medicare le dita, ma poi andò subito nella stalla a prendersi cura del bravo mulo. Gli diede doppia razione di fieno, lo pulì ben bene e poi… gli schioccò un bel bacione sul muso.
Era vivo grazie a lui.

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