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Nonno Manlio

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Episodio 12: Maica, la cagnetta da putagè di nonno Mecu

In questa bella storia si vede come anche il più pacifico dei cani può diventare un efficace antifurto. Perché pacifico non vuol dire vigliacco: la cagnetta Maica, svegliata dal ladro, non scappa, ma abbaia con tutte le sue forze per far accorrere il suo padrone. E riceve il giusto premio!

Una sera al Paperotti nonno Manlio raccontò la storia di Maica, la cagnetta di nonno Mecu (Domenico) e nonna Nina (Stefanina).

Maica in realtà si chiamava Giamaica. Le avevano dato quel nome esotico per compensare la sua assoluta mancanza di pedigree: era difficile persino capire quali razze fossero mischiate in quel suo corpo cicciottello, delle dimensioni di un volpino, ma col pelo raso e le orecchie pendule. Era, come si diceva una volta, “incrociata con le rotaie del tram”. Ma era simpatica, dolcissima, e soprattutto pigra.

Amava starsene tutto il giorno accucciata vicino al putagè, la grossa stufa a legna coi buchi tondi coperti da cerchi di ghisa concentrici per adattarsi a tutte le pentole, il serbatoio dell’acqua calda e il “canun” (il tubo del fumo) con le bacchette aperte a ombrello a una certa altezza per appendere la piccola biancheria ad asciugare.

Maica non abbaiava mai, non voleva mai uscire ed era amica di tutte le bestie della cascina (gatti, galline) e di tutti gli umani che entravano, purché la lasciassero in pace. Ci sarebbe voluto per lei il cartello “attenti al cane” ma con l’aggiunta “non calpestatelo”.

La sera, intorno alle dieci, c’era per lei il “rito del grissino”: nonno Mecu ne prendeva uno, lo spezzava in tre parti e usciva in cortile. Lei capiva che era l’ora della nanna e lo seguiva scodinzolando. Lui metteva i tre pezzi nella cuccia, e Maica entrava a mangiarseli, restando lì fino al mattino dopo.

Ma un giorno d’estate, approfittando della porta aperta per il caldo, uno zingarello entrò in cucina per rubare. Non si accorse neanche di Maica, che dormiva come sempre vicino al putagè e si mise con furia a ravanare nei tiretti. Rovistando nella credenza, però, fece cadere a terra una zuppiera di ceramica che si ruppe in mille pezzi con un fracasso terribile. Maica, svegliata di soprassalto, saltò su abbaiando, e quel suo abbaiare così insolito fece accorrere nonno Mecu che era lì vicino, nell’orto. Lo zingarello, già spaventato dall’abbaio, vedendo arrivar gente se la diede a gambe, e il furto fu sventato.

Quella sera l’“eroica” cagnetta, come ricompensa, ricevette nella cuccia non il solito grissino, ma addirittura un salsicciotto.

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