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Nonno Manlio

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Episodio 14: nonno Giuanin e il miracolo del pane

Quella sera al Paperotti nonno Manlio raccontò la storia di un… miracolo che non era miracolo: nonno Giuanin che moltiplicava il pane! Quante volte, se noi ricordassimo tutti i trucchi dei nostri antenati, potremmo risolvere problemi apparentemente insolubili!

Nonno Manlio, dal palcoscenico del Paperotti, volle raccontare quella sera una bella storia che non si potrebbe capire bene se non si dicesse ai bambini come mangiavano il pane i contadini e i montanari dei secoli passati.

Il pane si faceva solo due volte all’anno. Ogni famiglia se lo impastava in casa, e poi portava al forno del borgo, acceso per l’occasione con legna recata da tutti gli abitanti, le pagnotte da cuocere. Erano grossi pani tondi color marrone scuro, fatti di farina di grano integrale, o anche di segale mista a grano. Ogni famiglia ritirava le sue miche ancora calde e le riponeva a casa in scaffali tondi a più ripiani che pendevano dal soffitto, per evitare che i topi le mangiassero. Ovviamente nei mesi il pane diventava duro come pietra, ma bastava prenderlo, spaccarlo col martello, bagnare i pezzi in acqua e rimetterli per qualche istante nel forno di cucina: il pane tornava morbido e fragrante come appena fatto.

Una domenica di Pasqua nonno Giuanin e nonna Dina diedero il solito pranzo pasquale per tutti i parenti, con tante portate e ottimo vino, ma il nonno si dimenticò di comprare il pane. Suo genero Mario, arrivando la mattina, aveva sentito nonna Dina rimproverare aspramente il marito: “E adesso come facciamo con tutti questi invitati e niente pane?”. Però il pane, una volta iniziato il pranzo, c’era. Ogni tanto nonno Giuanin, con la scusa di andare in cantina a prendere un’altra bottiglia, tornava con pagnotte, biove e michette fragranti. Bastarono abbondantemente, nonostante i nostri avi mangiassero moltissimo pane a tavola, persino con la frutta.

Incuriosito, Mario, appena vide Giuanin alzarsi per l’ennesima volta con la scusa del vino, lo seguì senza farsi accorgere. Giunto in cantina lo vide prendere altre pagnotte da una madia impolverata. “Ma lo tieni qui sotto il pane?” disse al suocero. E lui, sorridendo, mise il dito sulla bocca: “Sssst! Non ti far sentire! Qui tengo il pane duro per i conigli, ma mi sono ricordato che quando ero bambino mia mamma aveva solo pane duro, lo spaccava, lo bagnava, lo metteva in forno e tornava buono. Io ho fatto lo stesso, e finora nessuno se n’è accorto”. Era vero. Neanche Mario se n’era accorto, talmente quel pane era tornato fragrante.

Tenete presente questo trucco, care mamme. Se non volete riempire il congelatore di pane per le emergenze, fate come nonno Giuanin. Funziona.

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