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Nonno Manlio

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Episodio 3: nonna Irma e il secchio rovesciato

Un’altra storia di nonno Manlio. Siamo sempre nelle valli piemontesi dell’800 e stavolta sono in scena due bimbi pastorelli, Irma e Renzo, e un margaro cattivo che alla fine viene da loro buggerato

Quella volta al Paperotti nonno Manlio raccontò cosa aveva fatto nonna Irma da bambina.

Alla fine dell’800 nelle vallate piemontesi i montanari erano così poveri che erano costretti a far lavorare i bambini fin da piccoli. Appena imparavano a mungere le capre, d’estate li “affittavano”.

D’inverno i bambini andavano a scuola, ma da maggio a settembre andavano al servizio di qualche montanaro più ricco, per portare le capre al pascolo. Il bambino affittato era comunque una bocca di meno da sfamare, e poi nel contratto c’era anche qualche soldo per i genitori. I piccoli che andavano lontano a fare i pastorelli piangevano spesso, un po’ perché avevano nostalgìa della mamma, un po’ perché avevano fame, e anche paura a star da soli nei pascoli tutto il giorno. Dovevano anche mungere le capre, la sera, e portare giù il latte al padrone.

Una volta la piccola nonna Irma scendendo per la mulattiera si inciampò e rovesciò il secchio. Si mise a singhiozzare, disperata. Il padrone era cattivo, l’avrebbe certo sgridata.
Ma passò di lì un pastorello poco più grande di lei, Renzo, che veniva dal suo stesso paese. “Perché piangi, Irma?” – “Ho rovesciato il latte, come faccio?” – “Facciamo così, io ti do metà del mio, poi allunghiamo con acqua i due secchi, e appena arriviamo li versiamo subito nella pentolona grande dove c’è il latte di tutti i pastorelli. Vedrai che non se ne accorgeranno”.
Fecero così, e nessuno ne se accorse.

Da allora nonna Irma ogni sera beveva un po’ di latte delle capre e aggiungeva un po’ d’acqua. Così aveva meno fame. E il suo padrone non se ne accorse mai. Ma rimase così grata a Renzo che qualche anno dopo, diventata grandicella e tornata al paese, lo sposò.

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