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Nonno Manlio

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Episodio 16: la falsa prima raccontata da “Vulpot”

In questo racconto di nonno Manlio si capisce come nacquero le guide alpine, quando l’abitudine alla fatica e alle scalate dei montanari incontrò la moda cittadina dell’alpinismo. E fa anche comprendere che non sempre i primati sono così importanti per tutti, o comunque come crede chi li insegue.

Quella sera al Paperotti nonno Manlio raccontò una bella storia sentita quand’era bambino a Usseglio.

Glie l’aveva raccontata Francesco Ferro Famil detto ‘Vulpot’ (volpacchiotto), una vecchia guida alpina a riposo. Riguardava suo nonno e suo padre. I montanari dell’800 facevano una vita grama e faticosa. L’agricoltura a 1300 metri rendeva pochissimo. C’erano le vacche, le capre, le pecore per chi le aveva. Per il resto gli uomini andavano a caccia di camosci, stambecchi e pernici tra le cime, percorrendo ripidi sentieri fra nevai e precipizi, e nella buona stagione praticavano anche il contrabbando con la vicina Francia, superando valichi e ghiacciai a tremila metri. Era gente che sapeva arrampicarsi, insomma. Ma a nessuno di loro sarebbe mai venuto in mente di salire su una vetta solo per il gusto di salirci.

Poi nella seconda metà dell’800 nacque l’alpinismo amatoriale, e molti cittadini agiati cominciarono a scalare le cime inviolate per sport. Non conoscendo i sentieri e i passaggi, però, avevano bisogno di essere guidati dai montanari del luogo.

Fu così che nel 1872 un professore, zoologo e scrittore famoso, Michele Lessona, decise di conquistare la Torre d’Ovarda, un’alta cima che si erge maestosa sopra Usseglio. Per farlo studiò tutti i particolari, facendo anche dei sopralluoghi sul posto. Lì conobbe il nonno di Francesco, e lo assoldò come guida, prendendo anche come portatore suo figlio. La paga era alta, paragonata alle magre entrate della famiglia. Una cifra che un montanaro non guadagnava neanche in sei mesi. Così, quando Lessona gli fece la proposta, il nonno di Francesco si guardò bene dal dirgli che quella cima non era vergine perché proprio lui ci era già salito anni prima, andando a caccia. Temeva (giustamente) che Lessona, sapendola già violata, avrebbe rinunciato all’impresa. E così partirono.

I cittadini (quattro) si erano organizzati alla grande, quasi fosse una spedizione himalayana: guida, portatori, muli, tende, viveri, attrezzatura d’avanguardia, campo base. Gli ussegliesi guardavano e ridacchiavano sotto i baffi.

Ovviamente la scalata riuscì, e Lessona ci scrisse anche un libro. Solo qualche tempo dopo, a cose fatte e a libro scritto, Vulpot rivelò il suo segreto. E al grande Lessona non restò che rassegnarsi.

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