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Nonno Manlio

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Episodio 22: nonno Manlio e la caccia al tesoro

Un altro ricordo d’infanzia di nonno Manlio questa volta al Paperotti. Purtroppo è un ricordo brutto, una lezione di vita di quelle che non si scordano più. Non c’è niente di peggio, per l’innocenza di un bambino, che vedersi tradire dal proprio migliore amico, ed essere anche da questo disprezzati per la propria ingenuità.

Quel sabato sera al Teatro Paperotti nonno Manlio raccontò un’altra storia che gli era capitata da bambino.

Il buon vecchietto ricordava benissimo che, quando era piccolo, sua madre a volta lo sgridava ingiustamente. Lui avrebbe voluto fare le sue ragioni, ma aveva talmente soggezione della mamma che non riusciva a parlare, le parole gli restavano in gola e non riusciva neanche a piangere. Restava lì bloccato, a testa china. Gli mancava addirittura il respiro dall’angoscia.

Quella penosa sensazione l’aveva provata per l’ultima volta a 5 anni nel Castello di Caselette, vino ad Alpignano, dove i missionari della Consolata lo avevano portato in gita una domenica d’estate con gli altri bambini dell’oratorio. Avevano trottato a piedi all’alba da corso Ferrucci alla stazione di Porta Nuova, dove avevano preso il treno. Scesi ad Alpignano erano andati ancora a piedi fino a Caselette. Allora era normale camminare. Colazione, pranzo al sacco, merenda e giochi tutto il giorno. C’era anche la caccia al tesoro, coi biglietti nascosti. Bisognava cercarli e poi, di biglietto in biglietto, si doveva trovare l’ultimo, quello che dava diritto a ricevere in premio il “tesoro”, cioè una penna stilografica.

Manlietto non aveva speranza di competere, ma per caso, frugando dietro un’anfora del giardino, trovò il biglietto vincente. Non sapendo ancora leggere bene lo mostrò a Gigi, il suo più grande amico. Gigi, pur essendo più vecchio di lui, lo rispettava, lo difendeva dai dispetti dei ragazzi più grandi e lo faceva giocare quando gli altri dicevano “tu no”.

Gigi disse “bravo, ma non mostrarlo adesso, se no i preti si accorgono che l’hai trovato prima”. Lo accompagnò a rimetterlo dove l’aveva trovato. Dopo qualche minuto, però, andò lì da solo, prese il biglietto vincente, lo portò al prete ed ebbe la penna. Manlietto ci restò malissimo. Cercò invano di protestare “non è giusto, l’ho trovato io!” ma ottenne solo lo scherno da Gigi “cosa dici, bugiardo, stai zitto” e riprovò quel nodo in gola, quel blocco del respiro di quando la mamma lo sgridava ingiustamente.

Tradito dal migliore amico, col cuore che gli scoppiava dalla rabbia, se ne restò muto, senza riuscire neanche a piangere. Ma gli servì. Perbacco se gli servì. Imparò a pensarci bene prima di fidarsi delle persone, anche quando sembrano amiche.

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