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Nonno Manlio

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Episodio 21: monssu Canova e la cassaforte dei vermi

Stavolta al Paperotti lezione di economia: quando l’offerta di merce è bassa e la domanda è alta, il prezzo sale. Viceversa, quando c’è tanta roba e pochi la vogliono, il prezzo crolla. Manlio aveva trovato l’equilibrio tra esca e pesca, ma la voglia di vantarsene l’aveva tradito. Prima di parlare, dice il proverbio, pensaci tre volte e poi taci.

Una sera al Paperotti nonno Manlio raccontò una storia capitatagli da bambino che gli aveva fatto imparare le astuzie dei mercanti.

Manlietto era socievole e curioso. A Usseglio d’estate non giocava solo e sempre con gli amici: gli piaceva ascoltare i vecchi e i loro racconti, fermo restando che a un bambino sembrano vecchi già i quarantenni.

Spesso andava da Bano, il falegname, a guardarlo lavorare e magari ad aiutarlo in piccole mansioni. Lo stesso faceva con monssu Canova, il gablé. In piemontese gablé vuol dire gabelliere, uomo delle tasse, e infatti Canova aveva un piccolo ufficio vicino al tabacchino (il papà di Basu) dove gli ussegliesi andavano a pagare le imposte.

Nel tempo libero Canova, accanito pescatore, andava a trote, e Manlietto ogni tanto l’accompagnava. Canova usava diverse esche (lombrichi, larve, bacche) ma la più efficace erano i portafàss, piccoli vermi dei torrenti che vivono dentro un astuccio di sabbia e sono difficilissimi da trovare. Le trote ne vanno pazze. Una volta Canova, mentre li cercava nella bialera, disse a Manlio: “io non ho molto tempo per cercarli, ma se me li trovi tu te li pago”. Manlio non se lo fece dire due volte. Quando portava i vermi a Canova, riceveva 50 lire, che per lui erano tante: ci poteva comprare dieci cicles a pallina o due coni di gelato. Però era strano: riceveva sempre 50 lire, sia che portasse dieci vermi sia che ne portasse una trentina.

Un giorno Manlio scoprì in un’ansa morta della Stura una miniera di portafàss: ce n’erano centinaia. Ne parlò con Bano, il falegname, che gli diede un consiglio prezioso: “Non portarglieli tutti insieme – disse – lasciali sott’acqua e raccogline ogni volta una dozzina o poco più, tanto ti dà sempre 50 lire e te ne ne darebbe 50 anche se gli portassi cento vermi”. Manlio fece così, e il consiglio si rivelò prezioso. Ma fece l’errore di vantarsene con gli amichetti. Loro lo seguirono di nascosto, videro dov’era la miniera dei portafàss, ne raccolsero centinaia e li portarono a Canova. Lui inizialmente diede solo 10 lire a testa, poi più niente perché i vermi erano troppi, non aveva neanche il tempo di usarli tutti.

Qualcuno poi gli svelò addirittura dov’era la miniera, e così la pacchia finì. Manlio capì a sue spese che nella vita bisogna saper mantenere i segreti.

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