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Nonno Manlio

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Episodio 1: il Teatro Paperotti di Abbracciopoli

Inizia la serie di storie che Nonno Manlio ci racconterà a scadenza settimanale. Nonno Manlio ama narrare le belle storie, ma la gente, sempre attaccata al cellulare, non lo ascolta. Allora lui si fa trovare dalle fate i bimbi e i nonni che amano le belle storie, li riunisce ogni sabato nel Paperotti, il teatro magico delle fate, e si mette a raccontare…

Nel terzo millennio, che è quello in cui viviamo, sulla terra erano arrivati i telefonini. Tutti ce l’avevano, e passavano ore e ore a guardarlo, anche mentre mangiavano, anche camminando per strada, anche a scuola di nascosto, persino al cinema e a teatro. Solo i vecchi e i bambini piccoli non lo usavano, anche se qualcuno di loro ce l’aveva.

In un mondo così, dove la gente non si parlava più, i nonni non trovavano più nipotini a cui raccontare le loro storie, e i nipotini non trovavano più nonni per farsele raccontare. Allora Manlio, un nonno di Abbracciopoli, che è una bella città della regione di Baciatanto, si mise a cercare i nipotini senza telefonino, facendosi guidare dalle fate. Perché anche le fate si sentivano un po’ sole.

Erano rimasti in pochi, a Baciatanto, a raccontare favole. Le fatine aiutarono quindi volentieri Manlio. Gli fecero trovare altri nonni e nipotini senza telefonino e gli raccontarono le storie da ripetere ogni sabato sera al Paperotti.

Il Paperotti era un vecchio teatro dedicato al grande tenore Luciano Paperotti. Sorgeva nel centro di Abbracciopoli, ed era chiuso da tanto tempo. Dentro era piccolo, ma bello. Aveva i palchi con le cornici dorate e le poltrone di velluto rosso, tutto però coperto di polvere e di ragnatele. Lo usavano solo le fate per le loro feste, dopo averlo fatto diventare tutto pulito e brillante con le loro bacchette magiche. Così potevano ballare con i maghi, gli gnomi e gli elfi. Il mattino dopo tutto tornava impolverato come prima.

Decisero dunque di prestarlo a Manlio il sabato sera, e fecero anche una magìa supplementare, oltre a quella di pulirlo. Lo fecero diventare elastico. Così il teatro, nella serata dei racconti, si ingrandiva secondo il numero di nonni e di nipoti che arrivavano, e nessuno rimaneva fuori. I bimbi entravano al Paperotti e si sedevano in platea, i nonni nei palchi, e Manlio saliva sul palcoscenico a raccontare. Quando cominciava, si apriva il sipario e la scena, dietro, era tutta piena di nuvole di zucchero filato, sulle quali si sedevano gli angeli custodi dei bambini. Era bellissimo.

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